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the district sleeps alone tonight |
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"Honest... I ran out of gas. I, I had a flat tire. I didn't have enough money for cab fare. My tux didn't come back from the cleaners. An old friend came in from out of town. Someone stole my car. There was an earthquake. A terrible flood. Locusts. IT WASN'T MY FAULT, I SWEAR TO GOD."
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layout © lysanda
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domenica, 30 gennaio 2005 ho 29 anni e non ne posso più di chi fa il trentenne finito per partito preso; ho 29 anni e spengo due sigarette su tre nel portacenere, se le butto a terra è perché sto camminando e non penso a far crollare il sistema; ho 29 anni e l’idea di ricominciare da zero non mi fa sentire migliore, mi spaventa a morte; ho 29 anni e mi sembra più infantile chiudersi in un guscio per attirare l’attenzione rispetto al fare le 6 nel weekend; ho 29 anni e qualche volta mi chiudo in un guscio e non so come saltarne fuori; ho 29 anni e a volte faccio cose da ragazzino senza pensarci, ma credo che sia peggio non farle pensando che non risolvano niente; ho 29 anni e ammettere di non saperla raccontare è troppo comodo; ho 29 anni e inizio a pensare di aver esaurito le scorte di rancore, perché per imparare a odiare una persona ho dovuto ridimensionare il distacco che sentivo verso altre; ho 29 anni e ho quasi smesso di farmi problemi su chi passa su mtv e chi no, sull’anno di uscita di un cd e sull’inutilità di musica nuova dopo gli anni xx, ascolto e suono quello che mi piace; ho 29 anni e il non sentirsi omologato in base a criteri che poi ti rinchiudono in un altro recinto lo lascio volentieri ai quattordicenni; ho 29 anni e sono conscio che una parte buona è andata, ma non credo che quello che sta per arrivare sia una fogna (è una fogna se apri il tombino e scendi); ho 29 anni e mi scoccia aspettare un altro anno per dire di averne trenta. (dovevo scriverlo un paio di settimane fa, ma mi hanno provocato solo ieri sera. continuo a sorridere e a scrollare le spalle, non ho più voglia di discuterne.)
it's a shame about moonman157 domenica, 30 gennaio 2005
pensavo che fossimo pochi, ma a quanto pare la situazione è più diffusa di quanto pensassi. a questo punto in quanto psicologo mi sento legittimato a fondare il gruppo di autoaiuto per Guardabarre Anonimi (se vogliamo fare gli anglofili, Bargazers Anonymous suona decisamente meglio). riconosco la maternità intellettuale dell’idea a Stormeyes e Maghetta e ovviamente sono pronto a dividere gli utili quando inizieranno ad arrivare i soldi. sono fiducioso.
passi anche tu una parte sostanziale della giornata a osservare le barre dei download di eMule con l’occhio del genitore che guarda il figlio mentre entra all’asilo? ti ritrovi a pensare al senso dell’esistenza mentre la parte grigia ricopre quella blu/azzurrina e non hai idea di come ci sei arrivato? hai reazioni blasfeme quando improvvisamente compare una porzione rossa (dio o chi per lui ce ne scampi)? ti sei ritrovato a dire a te stesso/a “massì, esco tra 5.23 minuti che ho quasi finito il file tizio vs. caio” e poi uscire mezz’ora dopo perché qualche source ha pensato bene di disconnettersi? pensi che sarà una brutta giornata se ti si interrompe un download a 124 kb dalla fine?
se hai risposto sì anche a solo una di queste domande allora sei finalmente arrivato nel posto giusto. lascia un commento, dacci una testimonianza, esci allo scoperto, dillo in giro… siamo più di quanti crediamo. (e come insegnano anni di politica, quando alla fine dei conti saremo il 50% + 1 allora non ci saranno più ostacoli e il mondo sarà nostro.)
(e inauguro anche la categoria dei post su richiesta. una domenica storica.)
update - aderiscono (per il momento) al gruppo: io, Maghetta, Stormeyes, la Mus_A^, Lonelystar, Lord Maul, Il boss, Lonehawk, OrkaLoca, HikarySun, TwinStar, Murphy, Selkis, Angel, Lameinsanguinate, Harry_Haller, Luciferino, Serenity, Psybass, Prosperosbooks, Reflection, Alternative4, SilentObserver, Whitedevil, Keli, GabHippo, Wlemetafore, Ongaku, Boda81, DeadLikeMe, Nick, Potty, Crazybabygirl, HydRa^, Venere storpia, Ganimeda. su su che possiamo fare di meglio. è solo questione di marketing.
it's a shame about moonman157 sabato, 29 gennaio 2005 I require you to stop and look up ho ascoltato il nuovo singolo degli Idlewild (a dire la verità qui ho visto anche il video, approfittando della banda larghissima gentilmente offerta da un noto ente italiano che ufficialmente si occupa di produzione e diffusione di conoscenza, mentre ufficiosamente sta tenendo in vita il feudalesimo). per la cronaca, la canzone si chiama Love steals us from loneliness e il singolo è in uscita il 21 febbraio; l’album, Warnings/Promises, è stato confermato per il 7 marzo. tre considerazioni volanti: - sono sempre loro (e li amo per quello) ma qualcosa è cambiato (e sono pronto a qualsiasi cosa). - Roddy è decisamente in full on stipey mode. - vorrei sapere da dove adesso mi rimane solo un piccolo problema da risolvere. il problema consiste nel fatto che il 21 febbraio non è domani, il 7 marzo nemmeno e io sono entrato in piena fase di ansia anticipatoria di grado R.E.M., che tradotto significa presentare le seguenti reazioni: a) fare finta di niente fino al 17-18 febbraio dicendo in giro “sì, ma ho tanta di quella roba da ascoltare e da fare che figurati se sto lì ad aspettare un singolo”, oppure “sì, ma tanto mi sono arrivati ieri i Red House Painters e ho la testa in tutt’altro genere” e giù di lì; b) verso il 17-18 iniziare a manifestare segni di inquietudine (tremori, labilità dell’attenzione, aumento del consumo di caffè e tabacco nonché del tempo passato a controllare se su mtv passano il video); c) il pomeriggio del 21 avviarsi al centro commerciale con la scusa di dover comprare le lamette da barba, infilarsi proditoriamente al media world, fare finta di non cercare il singolo e di sorprendersi quando lo si trova, dopodiché avviarsi alla bersagliera verso le casse ripetendosi “ma sì, per cinque euro posso anche prenderlo”, guardando con occhio assassino chiunque si trovi sul percorso; d) dopo un numero di ascolti variabile (ma mai inferiore ai cinque) abbandonare ogni residuo di imparzialità, mandare messaggi che rivelano la tua instabilità emotiva a chiunque sai che conosca la band e iniziare a controllare il calendario con lo sguardo del foscolo-struggentesi-sotto-la-luna-piena; e) passare i giorni seguenti ascoltando qualcosa di simile (atteggiamento preparatorio) o di radicalmente diverso (atteggiamento rifiutante), o più spesso alternando entrambe le fasi (tanto non serve a un f) la mattina del 7 marzo presentarsi alle 9.02 alle porte del media world o di marcopolo con lo sguardo fisso come schwarzy nel primo terminator, dirigersi allo scaffale “novità” e iniziare a scartabellare furiosamente finché non ci si accorge che il suddetto cd non è presente; g) accusare una crisi di nervi finchè un commesso ti fa notare che non hanno ancora aperto i pacchi del corriere e stanno ancora stampando i codici a barre, quindi ti conviene tornare nel pomeriggio; h) prendere alla lettera il commesso e ripresentarsi alle 12.01 p.m. (di solito a questo punto i commessi capiscono la mia condizione e telefonano alla cassa per comunicare il codice a voce e dire alla cassiera di non contraddirmi perché non si sa mai); i) correre a casa, fare la chiusa col cd, ricominciare a mandare messaggi ai soggetti di cui al punto d) che ti rispondono per gentilezza ma ti sfanculerebbero volentieri, fare una copia del cd per ognuno della band (e per altri soggetti che sembrano particolarmente consoni), tentare di convincere gli altri a fare una cover estratta dall’album o da quelli precedenti (non lo faranno mai e fanno bene perché quando ti ci metti sei un’ossessione); infine, dopo qualche settimana, tornare ad un umore stabile e riprendere ad avere contatti sereni col mondo esterno; possono presentarsi ricadute con frequenza non preoccupante, ma di solito in concomitanza con la comunicazione delle date del tour. e adesso torno ad ascoltarmi i Death Cab. mi sono arrivati ieri e sono preso in tutt’altro genere. figurati se mi metto ad aspettare un singolo. figurati.
it's a shame about moonman157 mercoledì, 26 gennaio 2005 I'm sick of this angst, don't need thanks continui a spostare l’ago della bilancia dell’umore da un estremo all’altro. il mantra che ti eri prefissato funziona relativamente, quando lo stomaco si attorciglia serve a poco anche parlare. guardi il monitor e ti costringi a lavorare, anche se alla fine trovi più interessante stare a guardare le percentuali del muletto pensando alla prossima cosa da scaricare (grazie a lei per la citazione. non ho chiesto permesso, ma tant’è. magari denunciami, così mi distraggo un po’). in due notti tra venerdì e sabato hai accumulato ancora un discreto numero di ore di sonno da recuperare, fregandotene bellamente degli impegni della settimana, delle riunioni in arrivo, della necessità sociale di non farsi vedere con gli occhi da panda da qualcuno che è clamorosamente più in alto di te nella scala gerarchica. anche perché, in questa scala gerarchica, essere clamorosamente più in alto significa avere alle spalle decenni nello stesso ambiente in cui ti trovi adesso, e decenni in questo ambiente significano sapere con una precisione cristallina cos’hai fatto venerdì e sabato (per il semplice motivo che questo qualcuno lo ha fatto prima e meglio di te, in periodi in cui il livello di controllo attuale era visto come un’ipotesi vagamente orwelliana). ripensi a tutto quello che è venuto fuori ieri sera (friends don’t waste wine when there’s words to sell), al momento in cui avresti voluto scivolare sotto il tavolo e rimanere nascosto lì perché non avevi nessuna intenzione di 1) rimettere la faccia davanti al mondo; 2) andare a letto, considerato che si sarebbe tradotto nel giro di poche ore in un alzarsi e ricominciare a fare calcoli e congetture inutili. “ma guarda che non puoi stare lì sotto!” “la prego, mi lasci rimanere… posso?” “ma siamo in chiusura!” “evabbè… e se dessi una spazzata? mi tenete? eh, mi tenete?” ripensi anche a una frase particolare, su un particolare regalo ad una particolare persona fatto in un modo, come dire… particolare. e al di là dell’ironia a cui ti costringi (anche adesso) per sdrammatizzare la tensione del momento, sono trenta secondi che ti fanno sentire un essere umano migliore di quello che qualcun altro sta cercando disperatamente di farti credere nell’ultimo mese (anche se bisogna dare atto a questo qualcun altro del fatto che si sta sentendo teeeeeeeeeeeeeerribilmente in colpa. che angioletto. che stellina. che bicchiere d’acqua gassata). da domani sera si replica… tutti invitati a vedere lo spettacolo d’arte varia che questa settimana prevede le eccezionali prestazioni de:
- l’uomo invisibile - l’uomo che riesce a passare più inosservato al mondo - la creatura con gli occhi rivolti all’interno - il panda autodistruttivo - l’iguana che dà l’illusione del movimento e incredibilmente, tutti raccolti in un unico soggetto. non si paga il biglietto, portate le freccette, la birra ce la mette il padrone di casa. it's a shame about moonman157 martedì, 25 gennaio 2005
arrivo un po’ in ritardo. Johnny Carson, 1925-2005 se ne va un pezzo di storia della televisione.
it's a shame about moonman157 lunedì, 24 gennaio 2005 se tutto questo cielo stesse in una cartolina vorrei spedirla a chi ho lasciato solo ricado ad ascoltare i Perturbazione sapendo esattamente perché lo faccio e come va a finire. va a finire che sento una coltellata nello stesso istante in cui entra il violoncello ne La rosa dei 20, ho un boost ipomaniacale quando arriva Mi piacerebbe, mi arrotolo sulle parole di Senza una scusa perché descrive tutti i miei weekend come se l’avessi scritta io, per Il senso della vite -> post precedente, finisco con le mani a proteggere lo stomaco sulle ultime due canzoni ma tanto la lama ormai è già entrata. aspetto che si fermi il cd e poi schiaccio play un’altra volta. ripetere a piacimento per quelle 3-4 volte.lo faccio perché nonostante tutto (nonostante i ricordi che iniziano a riversarsi uno sull’altro e si trovano tutti nello stesso punto, nonostante non voglia allontanare determinate immagini e frasi anche se continuo a scoprirle appuntite, nonostante voglia assolutamente ripartire da zero perché significherebbe avere dimenticato tutto) la sensazione che mi resta è più positiva di quella con cui ho incominciato. ti tuffi, allunghi le gambe e butti fuori tutta l’aria per scendere il più a fondo e il più velocemente possibile, tocchi con le punte e ti raccogli sulle ginocchia. aspetti un paio di secondi, apri gli occhi che bruciano e vedi un’istantanea confusa prima di chiuderli un’altra volta. senti i polmoni vuoti, spingi sui piedi e torni su con le braccia distese lungo i fianchi. sei quasi a galla. concentrarsi per ricominciare da zero non restare fuori dal giro sento arrivederci e già penso addio non è così divertente ogni fondo in fondo è una rincorsa per chi ha fiato ancora da buttare it's a shame about moonman157 lunedì, 24 gennaio 2005 ho scoperto che ascoltare Il senso della vite mentre leggo questa notizia mi mette improvvisamente di buon umore. a presto altre considerazioni simili, ad esempio sull'utilità del canticchiare Ed Harcourt sui marciapiedi di Bologna. e ovviamente, tutti a firmare su stopashlee.com. hai visto mai che funziona e la mandano a far le pulizie.
it's a shame about moonman157 domenica, 23 gennaio 2005 La foresta dei pugnali volanti (Zhang Yimou, 2004) ovvero, si è più convincenti con un pugnale conficcato nella schiena.zhang yimou torna al wuxia dopo Hero, e non dubito che la metà della gente in sala sia qui per un effetto di trascinamento (l’altra metà è qui per sbaglio, o perché i biglietti per alexander erano esauriti). solo che questa volta non si tratta di più di una metafora sul potere, la politica e gli scopi sovraordinati. stavolta è una storia d’amore, anzi, di un triangolo amoroso. e a questo punto la questione si complica. perché se uno vuole accodarsi alla doccia d’incenso che sta partendo dalla critica e vederci il nuovo Via col vento ci sono tutti i margini per farlo. però. a me personalmente resta l’amaro in bocca per una storia che sacrifica (parzialmente) la forza delle immagini e la non linearità della narrazione di Hero per raccontare la costruzione di un amore in un tempo che, come dice uno dei personaggi, non è quello dell’amore. e di conseguenza ogni rapporto diventa un bilanciamento di distanze, ogni scelta si rivela come un tradimento, ogni posizione si ribalta in funzione di forze non comprensibili. amare diventa voltare le spalle e fuggire; tornare indietro e rendere i sentimenti concreti diventa poco meno che un duello senza vincitori, un errore che finisce con una macchia di sangue sulla neve. ecco, se c’è una cosa che distanzia Flying daggers da Hero forse è la differente idea e percezione del vortice politico che sposta le vite dei protagonisti come pedine: se Senza Nome è conscio che il suo sacrificio sia un passo verso una Cina “sotto lo stesso cielo”, Jin, Liu e Xiao Mei sono in mano ad idee e schieramenti troppo distanti e astratti per essere sentiti e appoggiati in pieno. e probabilmente è questo che non digerisco, il fatalismo di fondo che suona più melodrammatico che romantico e che sembra fatto apposta per richiamare sia il pubblico de La tigre e il dragone che quello dal fazzoletto facile (tant’è che il continuo cambiamento degli stati emotivi dei tre alla lunga finisce per disorientare e sembrare fine a se stesso – o ad uno struggimento a buon mercato). sicuramente non aiuta il fatto che il film da noi esca a pochi mesi da Hero, quando in realtà ci sono due anni di distanza tra la realizzazione dei due… ma qui si inizierebbe tutto un altro discorso e si finirebbe a parlare di relatività e paradossi temporali. resta il solito innegabile senso di eye candy e le solite coreografie spettacolari, anche se il combattimento tra i bambù arriva in linea diretta dal Cirque du Soleil (e non se ne può davvero più degli effetti digitali alla matrix e di certe soggettive sulla freccia che neanche il robin hood con kevin costner). peccato peccato peccato. e soprattutto, devo cambiare spacciatore.
it's a shame about moonman157 domenica, 23 gennaio 2005 cose che non vorresti scoprire di domenica pomeriggio una sola, semplice domanda: perché?
it's a shame about moonman157 sabato, 22 gennaio 2005 surfing on a wave of nostalgia qualche notte fa ho intercettato il video di Jeremy. non lo vedevo in tv da qualcosa come dieci anni. al di là dell’effetto nostalgia, mi sorprende come tendo a soffermarmi su particolari stupidi che allora non consideravo nemmeno. ad esempio Mike McCready che rotea come un derviscio tourner con una camicia di jeans indegna (quasi non si nota la differenza con quelli del video successivo – e sono def leppard d’epoca). mi ritrovo a cantare silenziosamente e a ricordare cosa significava per me. me lo ricordo in ogni singola sfumatura, ma mi rendo anche conto che quella rabbia non mi appartiene più. (avevo scritto tutto il testo di Jeremy su una panca di legno al mare, azzurra e scrostata. così come avevo scritto tutta Let me in su un banco all’università, e avevo anche aggiunto una sorta di messaggio. qualcuno aveva risposto. questa cosa di scrivere dovunque i testi delle canzoni mi ha sempre perseguitato. com’ero giovane, com’ero stupido, com’ero affamato) andavamo al sottosopra e leggevamo riviera beat, e in qualche modo mi sentivo a casa. avevamo il nostro tavolo preferito, sotto il vetro c’era una distesa di foto, e io avevo il mio angolo, quello con le foto di Black Francis, Michael Stipe e il Mozzer. passavamo le serate a cospirare, prima che diventasse una sottospecie di ristorante. d’estate ciondolavamo fuori dall’approdo, quando ancora nessuno lo chiamava capannina, e facevamo incursioni al Bodeguilla a bere un mojito (uno, prima che diventasse una sana e sistematica abitudine estiva. piuttosto, ricordo a chi può capire qualcosa qui dentro che a pasqua si inizia la pre-season e vi voglio in forma). non conoscevamo le bariste, e ci sentivamo meno in colpa quando prendevamo le birre dal frigo senza pagarle, approfittando della confusione. ah, ecco. avevamo meno soldi (o almeno, io ne avevo molti meno). facevamo i conti al centesimo, per andare al matramonda si comprava la birra al minimarket lì a fianco e poi ci si mescolava alla marea di fighetti che lo popolavano e che, giustamente, se ne stavano in strada invece che dentro il locale. se stai dentro non ti vede nessuno, no? saltuariamente ci si entrava anche… così, per bere un tequila sunrise, dare un occhio alla barista e immaginarsi di fare un acustico su quel palco minuscolo. se quella rabbia non mi appartiene più, mi domando quale rabbia mi appartiene adesso.
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i R.E.M., suonare, mangiare cinese, il cinema, mangiare thai, internet, girare in bici, comprare cd, perdere tempo al centro commerciale, stare all'università, leggere, il geekPod, Angelina Jolie, Lamù, Uma Thurman, le cravatte, le camicie strette, le adidas superstar, passare inosservato, gli Smiths, il bianco e nero, vedere i Simpson anche se ormai li conosco a memoria, gli 80s seri, gli 80s sputtanati, il flaming gratuito, i Pixies. imparare HTML, le recensioni snob di Pitchfork, i blog che si piangono addosso, i blog gotici, i blog letterari, chi commenta sui blog per abbordare, le suicide girls, quattro irlandesi senza idee che fanno politica no global così la gente compra i cd per la causa e non ascolta (perchè la gente è stupida), il service pack 2, la sveglia a qualunque ora, chi si sente in colpa per farti sentire in colpa e sentirsi meno in colpa, le passeggiate inutili la domenica pomeriggio. www.flickr.com
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