the district sleeps alone tonight

"Honest... I ran out of gas. I, I had a flat tire. I didn't have enough money for cab fare. My tux didn't come back from the cleaners. An old friend came in from out of town. Someone stole my car. There was an earthquake. A terrible flood. Locusts. IT WASN'T MY FAULT, I SWEAR TO GOD."

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Chuck Palahniuk - Invisible monsters
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I adopted a cute lil' emo fetus from Fetusmart! Hooray fetus!

martedì, 08 novembre 2005

world leader pretend

generalmente non canto sotto la doccia. mi perdo a correre dietro ai pensieri (con grande gioia delle compagnie che erogano acqua e gas), ma cantare quasi mai. stasera mi sono ritrovato a rincorrere un pensiero particolarmente fastidioso e le parole sono partite quasi in automatico.
I sit at my table and wage war on myself
it seems like it’s all, it’s all for nothing
I know the barricades
and I know the mortar in the wall breaks
I recognize the weapons
I’ve used them well
this is my mistake
let me make it good
I raised the wall
and I will be the one to knock it down
I’ve a rich understanding of my finest defenses
I proclaim that claims are left unstated
I demand a rematch
I decree a stalemate
I divine my deeper motives
I recognize the weapons
I’ve practiced them well, I’ve fitted them myself
it’s amazing what devices you can sympathize, empathize
this is my mistake
let me make it good
I raised the wall and I will be the one to knock it down
reach out for me
hold me tight
hold that memory
let my machine talk to me
this is my world and I am world leader pretend
this is my life
this is my time
I have been given the freedom to do as I see fit
it’s high time I razed the walls that I’ve constructed
it’s amazing what devices you can sympathize, empathize
this is my mistake
let me make it good
I raised the wall and I will be the one to knock it down
you fill in the mortar
you fill in the harmony
I raised the wall and I will be the one to knock it down
il cd è scivolato altrettanto automaticamente nel lettore una volta tornato in camera e al momento non ne vuole sapere di uscire. stasera sono abbastanza di cattivo umore per sentirmi le suddette parole addosso come un vestito fresco di sartoria.
non ho mai nascosto di proteggermi dietro le parole. se sai costruire una frase abbastanza elaborata la maggior parte delle persone si stancherà di leggerla prima di finirla, e ammesso che la finisca probabilmente avrà esaurito la voglia di decifrarla. ovviamente c’è qualcuno che non ha bisogno di decifrare nulla, ma stanno comodi sulle dita di una mano e sono quelli che sono abbastanza abituati a vedermi mentre provo a diventare capace di essere una creatura sociale (sociale, non socievole) da aver chiarissimo di cosa sto parlando dopo nemmeno due parole.
a volte mi viene quasi da pensare che questo stesso mostriciattolo non sia altro che un modo di comunicare come mi sento alle persone che conosco meglio, ricamando il tutto a sufficienza per soddisfare la mia grafomania. i momenti in cui sto bene, i momenti in cui soffro. le cose per cui mi esalto. le cose che non hanno nessun significato. i pretesti per discutere. le discussioni mai terminate faccia-a-faccia.
non so. mi rendo conto che il proteggersi costantemente, il tenersi sempre a distanza di sicurezza non è un atteggiamento produttivo, ma non riesco sempre a fare di meglio… e mi verrebbe quasi da dire che non voglio.
forse sono eccessivamente esigente con le persone che mi circondano. del resto un’altra cosa di cui sono sicuro è che potrei piazzarmi bene ad un eventuale campionato mondiale di errori di valutazione… ma tant’è. finisco sempre per aspettarmi che l’atteggiamento che ho nei confronti di una persona debba essere ricambiato. oppure mi illudo che i suoni che escono da quella curiosa apertura immediatamente sotto il naso debbano trovare un qualche riscontro con le azioni che compie il resto del corpo.
incoerenza, contraddittorietà, ipocrisia. e alla fine mi scopro intollerante anche quando non si tratta di nessuna di queste tre, ma solo di incapacità a sostenere un personaggio creato per essere socialmente desiderabile. alla fine tutti si costruiscono un personaggio, una maschera da mostrare. a nessuno piace apparire imperfetto, sai che novità. il problema è quando la maschera diventa troppo pesante.
ecco. quando la maschera cade, quando ti vedo bene e non te ne accorgi, quando ti senti ancora in grado di reggere il gioco ma in realtà si vede tutta la tua piccolezza. ecco, quello è il punto in cui non ti sopporto.
lo so, post confuso e vagante (hello, I’m sorry I lost myself, tanto per chiudere un cerchio) ma dopo la giornata di oggi mi sento un bicchiere che sta traboccando. non necessariamente verso tutto in modo ordinato in un altro recipiente.

it's a shame about moonman157
22:33 / p-link / simple props to occupy my time / commenti (66)

i R.E.M., suonare, mangiare cinese, il cinema, mangiare thai, internet, girare in bici, comprare cd, perdere tempo al centro commerciale, stare all'università, leggere, il geekPod, Angelina Jolie, Lamù, Uma Thurman, le cravatte, le camicie strette, le adidas superstar, passare inosservato, gli Smiths, il bianco e nero, vedere i Simpson anche se ormai li conosco a memoria, gli 80s seri, gli 80s sputtanati, il flaming gratuito, i Pixies.

imparare HTML, le recensioni snob di Pitchfork, i blog che si piangono addosso, i blog gotici, i blog letterari, chi commenta sui blog per abbordare, le suicide girls, quattro irlandesi senza idee che fanno politica no global così la gente compra i cd per la causa e non ascolta (perchè la gente è stupida), il service pack 2, la sveglia a qualunque ora, chi si sente in colpa per farti sentire in colpa e sentirsi meno in colpa, le passeggiate inutili la domenica pomeriggio.

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6. The Futureheads - Fallout
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