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the district sleeps alone tonight |
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"Honest... I ran out of gas. I, I had a flat tire. I didn't have enough money for cab fare. My tux didn't come back from the cleaners. An old friend came in from out of town. Someone stole my car. There was an earthquake. A terrible flood. Locusts. IT WASN'T MY FAULT, I SWEAR TO GOD."
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lunedì, 20 marzo 2006 V per Vendetta (James McTeigue, 2006)
torno al cinema dopo settimane di pausa. e passo due ore seduto in sala con una domanda che mi ronza in testa.
“perché?”
la visione del suddetto film mi ha lasciato un po’ – come dire – scisso, e l’unico modo che ho per venire a patti con la mia schizofrenia di fondo è risolverla così.
recensione 1 (non sai chi è Alan Moore, i fumetti sono roba da bambini):
V per Vendetta cammina su una linea sottile e scivolosa, la stessa che praticava il primo Matrix. quella linea sottile e scivolosa che sta tra il film d’azione e il film che ti fa pensare. e così, tra le esplosioni che scuotono una Londra livida e quasi repellente, si insinua una riflessione più ambigua sulla perdita delle libertà civili e su quello che può essere considerato legittimo per riconquistarle. un frullato di 1984 e Fahrenheit 451 rovesciato distrattamente tra lanci di pugnale e sequenze in bullet time, un antieroe mascherato che sotto il mantello e la maschera porta un’idea concreta e un carico di paranoie da fare invidia a Batman. V per Vendetta non è fatto per piacere al pubblico della domenica sera, è fatto per prenderlo in giro. perché lo trascina col solito trucco nel solito posto, solo per poi deriderlo della sua stupidità e allungargli, tra le carezze visive che riempiono gli occhi, un sonoro ceffone morale. uno di quei film che avresti voglia di vedere in lingua originale per riuscire ad apprezzare quello che Hugo Weaving fa nascondendosi dietro una maschera per due ore. aggiungi Natalie Portman e Stephen Rea paurosamente in parte e una serie di sequenze esaltanti e disturbanti al tempo stesso (una su tutte l’esplosione del Big Ben) e ti ritrovi fra le mani un oggetto che sebbene poco classificabile riesce comunque ad affascinarti. come un sorriso smagliante che ti accoltella di nascosto. recensione 2 (sai chi è Alan Moore, non si chiamano fumetti ma graphic novel):
la prima cosa che pensi quando partono i titoli di coda è che capisci perché Moore si è fatto togliere dai credits. perché questo non è più V for Vendetta. questa è un’accozzaglia di scene prese pari pari dall’opera originale e incollate tra loro con un filo di sceneggiatura che può vagamente ricordarla ma comunque inventato di sana pianta. quasi 300 pagine di pugno nello stomaco che grondano politica e sibilano “anarchia” ad ogni tavola trasformate in un mezzo poliziesco. un personaggio sinceramente enigmatico e inquietante svuotato fino a diventare quasi cabarettistico. un discorso morale ampio semplificato fino a diventare il solito pistolotto da teoria della cospirazione. svaniscono tutte le figure e le sottotracce che rendevano V for Vendetta un’opera molto più corale di quello che sembra in superficie. svanisce il Fato, e chi ha letto sa cosa vuol dire. e vedere un Leader che sbraita alla telecamere con piglio nazifascista fa sicuramente effetto, ma non quanto vedere un Leader che cade lentamente a pezzi sotto il peso di un’umanità nascosta per troppi anni. svanisce, sostanzialmente, tutta la circolarità della storia, il senso di trovarsi realmente ad assistere ad un domino gigante in cui ogni tessera cade al suo posto e contribuisce al disegno finale. le tessere del domino di V per Vendetta grippano e si fermano a metà strada, e non basta azzeccare la sequenza finale e mettere Street Fighting Man nei titoli di coda per togliere l’amaro che resta in bocca. vabbè, lo ammetto, era difficile ma ci avete provato lo stesso. adesso però lasciate stare almeno Watchmen, per favore.
e prevalga l’Inghilterra. it's a shame about moonman157 |
i R.E.M., suonare, mangiare cinese, il cinema, mangiare thai, internet, girare in bici, comprare cd, perdere tempo al centro commerciale, stare all'università, leggere, il geekPod, Angelina Jolie, Lamù, Uma Thurman, le cravatte, le camicie strette, le adidas superstar, passare inosservato, gli Smiths, il bianco e nero, vedere i Simpson anche se ormai li conosco a memoria, gli 80s seri, gli 80s sputtanati, il flaming gratuito, i Pixies. imparare HTML, le recensioni snob di Pitchfork, i blog che si piangono addosso, i blog gotici, i blog letterari, chi commenta sui blog per abbordare, le suicide girls, quattro irlandesi senza idee che fanno politica no global così la gente compra i cd per la causa e non ascolta (perchè la gente è stupida), il service pack 2, la sveglia a qualunque ora, chi si sente in colpa per farti sentire in colpa e sentirsi meno in colpa, le passeggiate inutili la domenica pomeriggio. www.flickr.com
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