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the district sleeps alone tonight |
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"Honest... I ran out of gas. I, I had a flat tire. I didn't have enough money for cab fare. My tux didn't come back from the cleaners. An old friend came in from out of town. Someone stole my car. There was an earthquake. A terrible flood. Locusts. IT WASN'T MY FAULT, I SWEAR TO GOD."
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layout © lysanda
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sabato, 14 gennaio 2006 ![]() grazie. grazie grazie grazie davvero.
ovviamente un risultato come questo è il frutto di un accurato lavoro di squadra, e pertanto procedo ad estendere il riconoscimento a chi ha fatto in modo che tutto questo potesse accadere.
vorrei ringraziare in primis i miei fidati collaboratori Damiano e Stefano, senza i quali non avrei assolutamente potuto completare l’impresa.
vorrei ringraziare il barista, che ha fornito un’ulteriore spinta al miglioramento quando i giochi sembravano ormai fatti, e al momento di presentare la card alla quale mancavano solo tre punzonature per essere completata ha esclamato – brillante come pochi – “no, guarda, lascia stare… lì ci sono già troppi buchi, queste tre ve le offro io”. e non contento ha aggiunto un altro paio di consumazioni extra. De Coubertin si commuoverebbe per questa sportività. vorrei ringraziare anche i rappresentanti della legge di questo Stato, che hanno deciso di appostarsi per i controlli una cinquantina di metri prima del posto in cui ho parcheggiato. passarvi davanti a piedi, sorridenti e lievemente barcollanti, è stata una piccola soddisfazione. infine, ultimo ma non meno importante (direi anzi fondamentale), vorrei ringraziare l’idiota olimpionico che ha dimenticato una drink card ancora intatta sul bancone, così che tutta l’impresa ci è costata la bellezza di € 0,00. mi dispiace per i 40 che tu avrai sborsato all’uscita, ma del resto chi non ha testa ha non solo gambe, ma evidentemente anche soldi.
it's a shame about moonman157 martedì, 13 dicembre 2005 I wish I could say that everyone was wrong
it's a shame about moonman157 martedì, 23 agosto 2005
“oh, domanda seria. se avessi una barca come la chiameresti?”
”che domande. Isabeau.” it's a shame about moonman157 sabato, 20 agosto 2005 if the good times are killing me quando la prima paglia ritoccata arriva a neanche duecento metri da casa.
quando la cena di pesce è solo la scusa per l’aperitivo.
quando prendi un pacchetto di rosse perché hai già capito come gira la serata.
quando perdi il conto dei passaggi tra molo e batija e hai solo voglia di sederti su un muretto.
quando ingoi un panino giusto per mandarlo a fare a pugni con la tua chimica.
quando ti ritrovi in bici a dire “cinque o cinque e mezza, non è che mi cambi molto”.
quando al tg5 delle otto ti hanno fatto vedere lugaresi.
e soprattutto, quando arrivi a casa con ‘sta faccia.
![]() che dire. agosto mi sta facendo a pezzi.
it's a shame about moonman157 domenica, 14 agosto 2005 giuro che se e quando troverò un altro locale che mette in sequenza Been caught stealing, Suffragette city, Suds & soda e Here comes your man mentre la gente attorno non fugge terrorizzata ma si lancia a ballare, farò l’abbonamento o mi proporrò come parte dell’arredo interno.
per il momento ho una buona giustificazione per il prossimo che mi chiede perché resto a fare tutte le ferie qui e non me ne vado in località più amene. (se poi riuscissi ad andare in ferie anche dagli sbalzi d’umore sarebbe perfetto.)
I am waiting for something to go wrong
I am waiting for familiar resolve I am waiting for another repeat Another diet fed by crippling defeat it's a shame about moonman157 venerdì, 29 luglio 2005 (attenzione: questo post è rivolto a quattro – e dico quattro – persone in tutto. Andrea, Damiano, Filippo, Marco. in rigoroso ordine alfabetico, chè non siamo qui a fare graduatorie o puttanate del genere.)
quando esco da là dentro, nonostante il condizionatore che tira a 18 gradi senza che nessuno se ne accorga, nonostante sia l’una passata da un (bel) pezzo, nonostante le t-shirt da strizzare, nonostante la birra che passa da gelata a temperatura da tè in cinque minuti, nonostante gli antibiotici e l’aulin per recuperare un grammo di voce, nonostante la stanchezza, nonostante le ferie incomincino domani sera, nonostante nessuno capisca chi me lo fa fare, nonostante tutto... ho una sola parola.
grazie.
(e adesso sparatemi perché sono un sentimentale, su.)
it's a shame about moonman157 sabato, 16 luglio 2005 “allora, com’è andata venerdì scorso?”
”ah, guarda… quando mi sono svegliato mi sembrava di avere un’astronave in testa.” ecco. se tanto mi dà tanto domattina mi sveglio e in testa ho tutta la trilogia di Guerre Stellari.
‘notteattutti.
it's a shame about moonman157 domenica, 10 luglio 2005 forse è perchè ho visto troppi telefilm Walk a little farther to another plan
You said that you did, but you didn’t understand I know that starting over is not what life’s about But my thoughts were so loud I couldn’t hear my mouth istantanee di un sabato notte.
mezz’ora da zio acquisito a guardare il nipotino senza capire se si diverte di più sull’elicottero della sala giochi o ad avventarsi sul mojito. forse di più nel secondo caso (buon sangue).
qualcuno che vorrebbe fare l’amico ma non ce la fa. troppo egocentrico per lasciare spazi al di fuori di se stesso e troppo insicuro per ammetterlo. e allora vivi tranquillo e continua a fare il chick magnet, ti invidierò a vita ma è quasi più pesante quando ti metti in testa di essermi utile.
casi sconcertanti di sincronicità con Joe Jackson come colonna sonora (perché – come qualcuno m’insegna, del resto – I’m the man).
un hamburger da mezzo chilo, ce la facciamo? ce la facciamo.
”ciaaaaao, siamo arrivate adesso a milano marittima, ci raggiungi?”
”no.” ”ma come, scusa [insert tono stizzito here], mi stoppi subito così?” ”preferivi che ti tenessi un quarto d’ora al telefono a prenderti per il culo?” ”beh, [tono stizzito mode off] se cambi idea...” ”no, tranquilla, non c’è pericolo. ‘notte.” conversazioni impreviste, sorrisi altrettanto imprevisti, giacche uguali, scommesse su chi beve di più e su chi va per terra per primo. vedremo. sono fiducioso.
una telefonata lampo con tutto un prima e un dopo che continuano a confonderti e a farti stare bene contemporaneamente. se fossi meno istrice sarei quasi perfetto.
un bombolone alla crema alle 4 passate e una delle canzoni più belle di sempre. la prossima volta che mi viene l’idea di metterla su fermatemi, altrimenti ci resto sotto per tre giorni e non me la tolgo dalla testa. non mi fate piangere, dai, che si scivola.
it's a shame about moonman157 sabato, 18 giugno 2005 cose interessanti da scoprire il venerdì sera la preseason ha funzionato, reggo bene.
un pezzo come Otto giorni è la dimostrazione che un 4/4 sparato e bicordi stoppati sono tuttora una combinazione difficile da battere.
quando entro al molo in fase di scazzo avanzato c’è sempre, sempre la stessa stramaledetta canzone dello stesso stramaledettissimo contadino della bassa, che se andasse ad arare i campi farebbe un favore al mondo. o sono particolarmente sfigato (probabile) o entro sempre alla stessa ora (altrettanto probabile).
la decisione di prendere la bici e tornare a casa inizia molto prima del momento in cui ti stacchi dal bancone dopo l’ultima bevuta.
mentre tutti si organizzano per passare il sabato al mare io penso a dove andare a comprare i Feeder.
mezza facoltà è convinta che sia gay e non so cosa fare per convincerli del contrario. per l’altra metà sono semplicemente trasparente, ma quello ormai è un dato di fatto.
“prego, figurati” non è più interpretata come una frase gentile.
dopo le tre se vedo la gente ballare mi viene voglia di scappare a casa e mettere su i dEUS (maladjusted, maladjusted, never to be trusted).
e soprattutto, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni e assomiglia al viale carducci.
faccio finta che le cuffiette siano una radio e vi dedico Instant street. il miglior finale di canzone per il solito finale di serata.
And this pain in my side, I had enough.
it's a shame about moonman157 martedì, 26 aprile 2005 e quindi ti avvii verso il ristorante dove ti hanno chiesto di raggiungerle, con l’attitudine di chi ha seminato vento e non vede l’ora di raccogliere una signora tempesta. Daniele è stato la sintesi perfetta tra il sidekick e il motivatore, e adesso guidi con la testa leggermente inclinata in avanti e un riflesso nuovo negli occhi. no, non sono lenti a contatto. è il mirino.
entri, prendi una sedia e fai come se non ci fosse nessuno. in qualche minuto inizi a dubitare di riuscire a vedere anche solo le nuvole addensarsi, stasera. altri minuti e ti rendi conto che sei stanco di farle sembrare che tu le stia correndo dietro – anche perché ci sta credendo. esci con la scusa della sigaretta. esce anche una persona che non avevi nemmeno calcolato. nemmeno mai visto in vita tua. due o tre parole, di dove sei, quanti anni hai, non ti ho mai visto prima, è che tendo a passare inosservato. propone a tutti di raggiungere i suoi amici a milano marittima. tutti, incredibilmente, accettano. milano marittima, 03.45. sono passati sì e no dieci minuti, il posto l’avete visto di striscio e già tutti sbadigliano e pensano di tornare a casa. ricompare lei. la sconosciuta.
”beh, se ve ne andate tutti vi saluto, io mi fermo qui con gli altri…” clic. senti qualcosa scattare. ”…io berrei qualcosa volentieri...” (stai parlando tu. cos’è, sei impazzito?) gli altri hanno un punto interrogativo stampato in faccia e ti guardano. lei è più stupita degli altri. “ok, andiamo”. e così finisci in questo posto minuscolo con persone di cui non sospettavi l’esistenza. non sanno nulla di te, ma non sono a disagio. sono curiosi di capire chi è questo che alle 4 del mattino ha deciso che era ora di trovare gente nuova in una "città" che odia di cuore. sinceramente, vorresti capirlo anche tu. sembra di viaggiare col pilota automatico, sembra di frequentare quel posto e quelle persone da mesi. tu sei sempre più tranquillo. lei/loro sembrano sempre più stupiti. nel frattempo conosci un campionario umano quasi surreale, ma a quest’ora e in questa situazione potrebbe succedere di tutto. potrebbe anche passare il circo, o un vagone in fiamme, e avrebbe perfettamente senso. giochi un colpo bassissimo tirando fuori i Mad Season, e se prima erano stupiti adesso sono sorpresi e sorridenti. uno dei tre ti invita a casa per domani, si mangia qualcosa tutti assieme. vediamo. intanto albeggia. lei ti riaccompagna alla macchina. c’è una nebbia che neanche a silent hill. dal cruscotto sbuca un cd e ti mancano le parole quando lo vedi. un po’ perché lo hai rimesso su da una settimana dopo anni che non lo ascoltavi, un po’ perché non hai mai trovato nessun altro che lo conoscesse. arrivate alla tua macchina ed è mattina dichiarata. “ti chiamo domani, così ci mettiamo d’accordo per andare da […]”. certo. 6.30. scendi e torni alla tua macchina. non ti chiamerà mai. convinto. 15.30, squilla il cellulare.
”allora ci sei? andiamo?” decidi di non metterti a ragionare su come sei arrivato a questo punto. flow. passi a prenderla e arrivate a casa del tipo in questione. ovviamente, non conosci nessun altro. si era detto flow, no? ti siedi, bevi qualcosa e vai avanti. in breve sono tutti curiosi di sapere chi sono e come faccio a conoscerla. ”mah, guarda… tecnicamente non sono ancora 24 ore che ci conosciamo.” il che equivale a rendersi conto dalla faccia di chi ti sta ascoltando che hai avuto un cocktail di coraggio e faccia come il culo non indifferente. passi un bel pomeriggio, continua a sembrare tutto perfettamente normale. bene. flow. alle 7 e qualcosa la riaccompagni a casa, è vagamente nervosa, la aspetta una cena di cui non ha voglia. ”se fuggo subito dopo cena e ti chiamo?” ”ok, non avevo altri impegni.” non chiamerà mai, ma figurati. parte II. ti chiama alle 9, si torna a casa di […] per un fine serata easy. la sensazione di conoscerli da tempo indefinito aumenta di minuto in minuto.
”Gi, ma dove cazzo sei stato nascosto fino ad oggi?” (a fare ombra a un’ameba. e a rendermi presentabile.) sostanzialmente, si beve, si fuma e si ascolta musica. ti passano l’ipod, tocca a te scegliere il prossimo pezzo. la delicatezza del frangente è palese. qui ce la giochiamo. eh sì. evabbè, sotto la cintura allora. Grant Lee Buffalo, Jupiter and Teardrop. (seguono scene da film. applausi, strette di mano, abbracci fraterni, sei-una-cazzo-di-sorpresa-no-tu-sei-una-stracazzo-di-sorpresa. a me queste cose fanno bene.) si finisce la serata sul malinconico. siete leggermente sbronzi, e non avete voglia di lavorare domattina. si riparte verso casa, altri abbracci, sembra la cena dell’ultimo giorno di scuola.
la riporti per la seconda volta a casa. 23 ore che la conosci. ancora non ti capaciti di tutto quello che hai accumulato. ti rendi solo conto che se la 25ma è l’ora del possibile, l’ora che ti manca adesso è quella della conclusione. e considerato che sai già come non andrebbe a finire (perché non è un film, questo), fai l’unica cosa che ha senso dopo 23 ore. e cioè, lasci tutto in sospeso. buonanotte. Just a perfect day
You made me forget myself I thought I was someone else Someone good Oh it’s such a perfect day
I’m glad I spent it with you Oh such a perfect day You just keep me hanging on You just keep me hanging on it's a shame about moonman157 |
i R.E.M., suonare, mangiare cinese, il cinema, mangiare thai, internet, girare in bici, comprare cd, perdere tempo al centro commerciale, stare all'università, leggere, il geekPod, Angelina Jolie, Lamù, Uma Thurman, le cravatte, le camicie strette, le adidas superstar, passare inosservato, gli Smiths, il bianco e nero, vedere i Simpson anche se ormai li conosco a memoria, gli 80s seri, gli 80s sputtanati, il flaming gratuito, i Pixies. imparare HTML, le recensioni snob di Pitchfork, i blog che si piangono addosso, i blog gotici, i blog letterari, chi commenta sui blog per abbordare, le suicide girls, quattro irlandesi senza idee che fanno politica no global così la gente compra i cd per la causa e non ascolta (perchè la gente è stupida), il service pack 2, la sveglia a qualunque ora, chi si sente in colpa per farti sentire in colpa e sentirsi meno in colpa, le passeggiate inutili la domenica pomeriggio. www.flickr.com
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