the district sleeps alone tonight

"Honest... I ran out of gas. I, I had a flat tire. I didn't have enough money for cab fare. My tux didn't come back from the cleaners. An old friend came in from out of town. Someone stole my car. There was an earthquake. A terrible flood. Locusts. IT WASN'T MY FAULT, I SWEAR TO GOD."

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a gentile richiesta
addicted to the 80s
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danzare di architettura
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multisala lumiere
not a job
simple props to occupy my time
transatlanticismi
useless infotainment

books:
Chuck Palahniuk - Invisible monsters
Bret Easton Ellis - Le regole dell'attrazione
Don DeLillo - Underworld
CDs:
The Futureheads - News and tributes
Armor for Sleep - What to do when you are dead
Built To Spill - Keep it like a secret
Silent Drive - Love is worth it
AC/DC - Back in black
movies:
Donnie Darko
Eternal sunshine of the spotless mind
Lost in translation
The Life Aquatic with Steve Zissou
Sin City

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host © splinder
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I adopted a cute lil' emo fetus from Fetusmart! Hooray fetus!

lunedì, 24 ottobre 2005

one headlight

ti svegli in uno di quei lunedì che fanno volume insieme al resto della settimana, ma che di per sé non hanno chissà cosa di particolare. anzi, ad essere precisi sai già che vivrai i prossimi giorni come se fossi su una rampa di lancio.
(sto prendendo la rincorsa, sai? ancora qualche giorno di passi sempre più veloci e poi mi vedi staccare, millecinquecento km in un botto come se mi avesse scaraventato via una catapulta.)
il weekend, sostanzialmente, è andato. un venerdì passato in un locale di cui non sospettavi l’esistenza a sorridere a persone che si mostrano incredibilmente interessate a te, mentre cerchi disperatamente di tenere i piedi per terra e di non fare caso ai tuoi sogni che stanno decollando come palloni aerostatici. un sabato pomeriggio in giro per negozi di strumenti musicali, Damiano porta a casa un ferro nuovo mentre tu riscopri una vecchia fiamma e inizi a fare calcoli inutili e frustranti (però se mi prostituisco magari riesco a racimolare quello che mi serve). la serata è la fotocopia di un vecchio sabato, e arrivi a casa raffreddato e intirizzito con una chiara e semplice presa di posizione. mai più.
poi ti ritrovi il lunedì mattina al lavoro, quel senso di non aver voglia di aspettare che ti prende peggio del solito e si traduce in una scarica di brividi e un leggero tremore alle mani. inizi a scorrere compulsivamente i nomi sul lettore. ci sarebbe il nuovo dei Baustelle che chiede di essere riascoltato e mandato a memoria. ci sarebbero i Depeche Mode, che sono sempre i soliti e quindi sai che non ti tradiscono. ci sarebbero mille altre cose che hai ascoltato poco negli ultimi tempi.
no.
ti cade l’occhio su un nome che non consideravi più da un sacco di tempo. una band che non ha mai letteralmente sfondato, nonostante in mezzo ci si nascondesse una persona con uno dei cognomi più ingombranti della storia (all’epoca qualche giornalista ironico gli aveva consigliato di cambiarlo con qualcosa di meno appariscente, come Lennon o Cristo). ricordi esattamente il periodo in cui sei andato a comprare quel cd. giusto ieri sera qualcuno ti diceva “il bello delle foto è ricordare quando le hai fatte”. beh, a volte è così anche con i cd… il bello è ricordare quando e perché li hai comprati.
(“il bello”, in alcuni casi – questo in particolare – andrebbe inteso come “la singolare capacità” e non necessariamente come una cosa positiva.)
riavvolgi rapidamente la videocassetta a qualche – diciamo qualche – anno fa, e non è difficile perché stamattina qualcuno ti ha già riportato la memoria su quel periodo. e ti sei reso conto improvvisamente di qualcosa che non era chiaro all’epoca.
tu facevi il tormentato, e in larga parte lo eri. con qualche esagerazione, con qualche posa sicuramente, ma anche con una tensione che avranno completamente capito una o due persone al massimo. qualcun altro ci ha fatto leva ampiamente e volontariamente fino a farti schizzare via, come qualcosa di indesiderabile e ingestibile.
ingoi il boccone senza masticarlo troppo. in fin dei conti serve tutto a scremare, anche a secoli di distanza. le persone a volte sono più piccole di quello che sembrano. cerchi di non dondolare la testa a tempo, è difficile, ma i colleghi non lo considererebbero un atteggiamento professionale.
Hey, come on try a little
Nothing is forever
There's got to be something better than
In the middle
But me and Cinderella
We put it all together
We can drive it home
With one headlight

it's a shame about moonman157
11:09 / p-link / not a job / commenti (5)

lunedì, 25 luglio 2005

I'm definitely not drinking tea

holy shit. cinque giorni, due voli, due treni, tre cene tipiche, due cene messicane (?), un convegno internazionale, molte chiacchiere, svariate sessioni inutili e innumerevoli rotture di palle dopo, ho rimesso piede sul suolo italiano.
e ieri sera ripassare con la bici sul lungomare dopo una settimana di freddo autunnale quasi non sembrava vero.
e sono bastati cinque minuti per accorgermi e stupirmi di una cosa. ho conosciuto dottorande, studentesse, ricercatrici e docenti che arrivavano da tutto il mondo, e al di là dell’arricchimento culturale e intellettuale che deriva dalla cosa adesso il mio senso estetico sta gridando vendetta.
perciò perdonatemi se mi lascio andare a tre minuti da animale – o da maschio stereotipico, come direbbero le mie colleghe – ma adesso non ne posso più di t-shirt da battaglia, pantaloni sformati e scarpe comode e funzionali. adesso qui è estate sul serio. non pensavo che l’avrei mai detto, ma ho voglia di vedere tacchi alti, gonne strette e pantaloni a vita bassa.
summer reloaded mode on.

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14:02 / p-link / simple props to occupy my time, not a job / commenti (12)

venerdì, 08 luglio 2005

piovono rane

ci sono mattine che iniziano storte per quanto possa essere finita bene la serata precedente.
stamattina – oh shit – è una di quelle.
corri come un cretino per arrivare in tempo, e scopri che non era necessario che ci fossi.
(pensi alle parole che galleggiavano in aria e a come ti sentivi anche se avevi solo tre ore di sonno davanti.)
tiri fuori il jolly da situazione incasinata prima ancora di esserti tolto gli occhiali da sole, e dopo due ore non hai ancora sentito un grazie.
(pensi alla mostra di Warhol e allo stupore di riuscire a parlarne con la persona più insospettabile.)
ti metti le cuffie, e sgattaiolano via come ladri dallo studio per la pausa caffè senza chiederti niente e controllando se li vedi uscire.
(pensi alle finte foto in posa e a una lettera che non ti aspettavi.)
ora, io non credo di essere uno stronzo. non più della media mondiale, almeno. però non riesco a non fare caso a certi dettagli, o a ricostruirli in un’ottica diversa in modo da vedere una serie di fortuite coincidenze dove finora vedo solo qualcuno che mi sta tirando porte in faccia ad ogni angolo che giro.
ok, mi passa. ci vogliono quattro righe da urlarsi in testa mentre sorridi con la miglior faccia di bronzo che ti ritrovi. sì, se ti sta venendo il dubbio questa è un’espressione finta. del resto, adesso come adesso le espressioni vere le tengo per chi se le merita.
and so.
I belong in the service of the queen
I belong anywhere but in between
She’s been crying and I’ve been thinking
And I am the rain king

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10:45 / p-link / not a job / commenti (4)

lunedì, 04 luglio 2005

Bologna lunedì mattina

il treno che arriva in ritardo.
la solita transumanza verso via zamboni.
la gente che ti guarda come se fossi scemo perché canticchi con le cuffie nelle orecchie.
locandine di un raduno metal con la faccia di Tetsuo di fianco a quelle del concerto di Peter Murphy.
i finti hiphopperz davanti al dipartimento (eddai, non siamo a compton e avete cinquecento euro di vestiti addosso a testa. almeno non fate i gangsta, ché fate solo sorridere).
mezza sigaretta prima di un caffè da trenta centesimi.
la chiave che si inceppa regolarmente.
la temperatura da forno crematorio dello studio.
la pressione sottoterra.
due chiacchiere con l’Ale che a qualunque ora arrivi c’è sempre ed è sempre in ansia.
qualcosa per stupirsi un po’ proprio no, eh?
p.s.: scrivere una bibliografia è la parte più stupida del lavoro, ma questo non la rende più semplice o meno fastidiosa. solo che è la più stupida, e la lasci sempre per ultima. mi stringo la mano da solo e mi prometto che se finisco in mattinata mi porto a mangiare greco a pranzo.

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10:13 / p-link / not a job / commenti (20)

mercoledì, 27 aprile 2005

flessibilità

(stamattina, durante l’intervista.)
”secondo te che tipo di impegno richiede fare il dottorato?”
”beh, in primo luogo direi sicuramente una grande flessibilità…”
(telefonata delle 14.)
”ho un problema per domani, dovresti fare lezione al posto mio.”
”…ok, e su cosa?”
”non so, guarda fra le vecchie slide, inventati qualcosa…”
how do you make god laugh?
make a plan.

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16:59 / p-link / not a job / commenti (4)

venerdì, 22 aprile 2005

riflessioni degli ultimi dieci minuti

sms: “ok, oggi cerco di passare così mi racconti com’è andata ieri.”
e infatti, sono in studio da solo più o meno da stamattina.
mi piace l’idea, oggi rinnego in tutta tranquillità quello che ho scritto qualche post fa. oggi è un bel venerdì. sparpagli sulla scrivania tutto quello che ti pare, articoli, libri e fotocopie che si ammucchiano in ordine rigorosamente casuale (così, ogni volta che ti serve qualcosa, perdi quei cinque-dieci minuti a cercarlo nel casino più completo).
portafogli, chiavetta del distributore, sigarette, occhiali… il cellulare entra in sciopero a metà pomeriggio e non hai la batteria di ricambio. bene, esclusa ogni probabilità di ricevere telefonate inopportune.
un caffè in più oggi te lo puoi anche permettere.
mail: “mi aspettate per pranzo fino all’una? sono infognato in un articolo.”
eccerto che mi aspettano. oggi è un venerdì easy going. una delle prime volte che vedi le tue colleghe più rilassate del solito. ti passa quasi la voglia di fare del sarcasmo. quasi, non del tutto… non si sa mai che perdano l’abitudine.
sorridi alla cassiera della mensa perché non hai dodici centesimi e ti deve riempire di monete come un forziere per darti il resto. sorridi al barista che si è già perso in mezzo alle ordinazioni e dici “normale, grazie” con un tono benevolo che sottintende “mica come ‘ste fighette che vogliono il macchiatoschiumatodorzointazzagrandefreddaeunbicchieredacquagassata”. sorridi alle studentesse che ci mettono un quarto d’ora a trovare un accendino da prestarti e ovviamente non funziona.
phone call: “mercoledì ci sei? festeggio il compleanno, e lo so che se non ti invito personalmente ti offendi…”
no, non ci sono. scusa ma non ho nessuna voglia di sbattermi fino a [...] per sentirmi dire che non mi sopporti prima ancora che apra bocca. e poi mercoledì ho le prove, mica cazzi. sì, sono più importanti le prove. che ci vuoi fare, è una gara persa in partenza. anzi, non c’è proprio una gara e sarebbe stupido pensare che possa essercene una.
si fanno le cinque, e stai bene qui. nessuna voglia di alzarti dalla poltroncina. riordini un po’ e sparpagli le idee per la serata. hai quattro libri da riconsegnare in biblioteca, sei già in ritardo di qualche giorno. oh beh, aspetteranno. fuori c’è ancora il sole. mandi un fax, passa una prof e ti chiede cosa ci fai ancora qui. è venerdì per tutti, no?
ti porti un minimo di lavoro a casa, più che altro per sentirti a posto visto che ci sono delle scadenze che aleggiano. il cellulare non ne vuole sapere di riaccendersi, pazienza.
lights out. vado a vedere che succede al mare.

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martedì, 12 aprile 2005

ogni momento è buono per un insight

oggi non passa neanche a spingerla. ultima mezz’ora e procedo ad esaurimento scorte, non so con che faccia mi presento domani.
un po' detesto l’idea di fare formazione a gente a cui so già che non gliene potrà fregare di meno di:
a) trovarsi la mia faccia davanti;
b) sentire parlare di problem solving e comunicazione;
c) passare un pomeriggio extra in ufficio solo perché il dirigente di settore ha deciso che è ora di aggiornarsi.
mi rassegno ai fatti, ora come ora sono una puttana. di lusso, con eloquio fluente, abilitato alla professione, ma pur sempre una puttana.
(evabbè, quando esco vado a comprarmi un cd. tiè. shopaholic is the law.)

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16:53 / p-link / not a job / commenti (7)

giovedì, 24 marzo 2005

il bello è che tutti pensano che stia preparando un corso di formazione

è tranquillizzante trovare due nuove certezze nel giro di qualche minuto. ad esempio, ho appena deciso che lavorare fa male alla (mia) salute e devo trovare una donna ricca e affascinante che mi mantenga a vita.
(l’altra è che andare a ballare il mercoledì sera fa male all’autostima. soprattutto se sei circondato da antropologhe.)

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11:33 / p-link / not a job / commenti (6)

lunedì, 21 marzo 2005

oops! scusate, ho un attacco di misoginia

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(devo smettere di sghignazzare altrimenti mi tocca farla vedere alle mie colleghe. oh, il lunedì.)

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venerdì, 04 marzo 2005

it's not a job to do today

sono arrivato alla conclusione che, per motivi diametralmente opposti, il venerdì al lavoro riesce ad essere fastidioso quanto il lunedì. se poi si verificano le sfortunate circostanze di questa settimana, il venerdì riesce ad essere anche peggio del lunedì. mi spiego.
ti presenti lunedì cercando di arrivare in orario e implacabilmente non ce la fai. bastano quei dieci minuti e sono già tutti immobilizzati dietro scrivania e pc e ti guardano con l’espressione ironico-patetica del tipo “chissà dove sei andato a devastarti tutto il weekend compresa la domenica sera”. su quattro persone in studio tre hanno circa la tua età, e allora i casi sono due. o sei veramente un esempio di vita sventurata condotta in mezzo a stravizi e debaucherie di qualsiasi tipo, oppure questi viaggiano a tisane. se avessi diecimila euro da giocarmi, scommetterei sulla seconda. mi rifugio in un caffè da 35 centesimi e prendo posizione.
il fato vuole che stia per srotolarsi davanti a te uno dei lunedì più nevrastenici che hai incontrato qua dentro. ogni ipotesi di venirne fuori con una qualche misura di anticipo se ne va gloriosamente a puttane. stacchi alle 17 non perché siano passate otto ore, ma perché alle 17.13 il regionale più scomodo progettato dagli ingegneri di trenitalia (quello a due piani, per intendersi) deve portarti a bolognatown, dove martedì ti attende un’altra giornata all’insegna del “sì, ma tanto io non ho orari oggi, lavoriamo pure fino alle 7”. ovviamente il treno ci mette un’ora e un quarto, non i cinquanta minuti canonici (voglio fare una petizione. la dichiaro in questo momento. raccolgo firme per far radere al suolo castel bolognese, castel san pietro, varignana e ozzano. tanto non gliene potrebbe fregare di meno a nessuno).
il fato però ha voluto anche che tu ti presentassi al lavoro con la rassegnazione nel cuore. nessuno si aspetta una bella giornata dal lunedì, a meno che tu non abbia una segretaria più giovane, più bella e più carrierista di tua moglie. e io non ce l’ho. e anche se ce l’avessi, non ho comunque una moglie con cui fare raffronti. e anche volendo, sono troppo in basso nella catena alimentare per barattare favori sessuali con favori professionali. risultato, una volta presa posizione al pc ti lanci a testa bassa, prosegui ad esaurimento scorte e ti permetti anche qualche digressione sociale caffeine-fueled da tempi d’oro.
(segue svolgimento grigiastro della settimana. picco mercoledì notte, ma qualcuno preso da eccessi di zelo rifiuta l’assist e mi impedisce il gol a portiere fuori causa. sai benissimo che sto parlando con te, bastardo.)
stamattina, ultimo atto. arrivo già in semicazzeggio mode on e con la prospettiva di rimanere lì fino a pranzo e poi ciao a tutti, perché il weekend mi attende. già, il weekend mi attende. il pensiero ti si pianta in testa e ti tormenta come un dito che ti pungola i fianchi tutta la cazzo di mattinata. scrivo dieci righe e controllo la posta. scrivo e controllo. scrivo e controllo. faccio qualche telefonata ma gli uffici sono deserti. inizio a pensare che le persone che cerco oggi abbiano fatto quello che avrei dovuto fare io, cioè autoconvincersi che la loro presenza non era necessaria e rimanere sotto le coperte. ingoio caffè e mi innervosisco ulteriormente. pitchfork non ha recensioni nuove, niente post interessanti in giro, ho già ordinato i cd la settimana scorsa e non posso raddoppiare così come se fossi ricco sfondato. arriva una telefonata con incluso invito a un concerto, aumenta la tensione gravitazionale del dopopranzo.
Rita mi accompagna in mensa, le solite chiacchiere da aspiranti portaborse svolazzano al tavolo, terzo caffè e via andare. niente sigaretta perché mi sono promesso di rallentare e per essere sicuro di non cedere le ho lasciate a casa. che idea. mi prenderei a schiaffoni da solo. arrivo a casa alle tre e realizzo che il dentista mi aspetta alle quattro. ho detto tutto.
adesso ritrovo la calma a colpi di cantautrici con chitarre acustiche. ieri notte ha funzionato. ieri era Aimee Mann, oggi Edie Brickell, a questo punto più tardi sarà Suzanne Vega. semicazzeggio mode off. full on friday-I’m-in-love mode.
 

it's a shame about moonman157
17:22 / p-link / not a job / commenti (2)

i R.E.M., suonare, mangiare cinese, il cinema, mangiare thai, internet, girare in bici, comprare cd, perdere tempo al centro commerciale, stare all'università, leggere, il geekPod, Angelina Jolie, Lamù, Uma Thurman, le cravatte, le camicie strette, le adidas superstar, passare inosservato, gli Smiths, il bianco e nero, vedere i Simpson anche se ormai li conosco a memoria, gli 80s seri, gli 80s sputtanati, il flaming gratuito, i Pixies.

imparare HTML, le recensioni snob di Pitchfork, i blog che si piangono addosso, i blog gotici, i blog letterari, chi commenta sui blog per abbordare, le suicide girls, quattro irlandesi senza idee che fanno politica no global così la gente compra i cd per la causa e non ascolta (perchè la gente è stupida), il service pack 2, la sveglia a qualunque ora, chi si sente in colpa per farti sentire in colpa e sentirsi meno in colpa, le passeggiate inutili la domenica pomeriggio.

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