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the district sleeps alone tonight |
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"Honest... I ran out of gas. I, I had a flat tire. I didn't have enough money for cab fare. My tux didn't come back from the cleaners. An old friend came in from out of town. Someone stole my car. There was an earthquake. A terrible flood. Locusts. IT WASN'T MY FAULT, I SWEAR TO GOD."
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venerdì, 09 giugno 2006 e quindi questo sarebbe l’inizio dell’estate. francamente, non è che a guardarla da fuori sia molto differente da un settembre qualsiasi, meteorologicamente parlando.
ho portato la bici a fare il solito check-up annuale più per tradizione che per necessità impellente di utilizzarla, e tornare a casa stretto nelle spalle, la zip della felpa chiusa fino al collo e canticchiando Mad World faceva un effetto vagamente straniante. (il bagno bahamas decide di provare l’impianto audio nel momento in cui passo lì di fronte, dalle casse esce una qualsiasi canzone r’n’b – per me sono tutte intercambiabili – con un rumore di woofer slabbrati e un volume da rave. le palme finte ondeggiano, i baristi girano fra i tavoli vuoti, il tramonto sfuma sul grigio piuttosto che sul rosa e i tre secondi che mi invadono la testa e le orecchie – proprio mentre sto arrivando a the dreams in which I’m dying are the best I’ve ever had – sembrano un blocco di piombo che rotola sulla strada col sapore della festa finita, invece che di quella che sta per cominciare.)
mi torna in mente quello che avevo scritto qui, e mi accorgo che alla fine i mesi sono volati e adesso qualcuno ci sta nuovamente spingendo la scenografia dietro le spalle… anche se per alcune cose ho la sensazione di non essermi affatto mosso. anzi, ad essere precisi mi sembra di essermi mosso seguendo una scia di punti luminosi, saltando da uno all’altro, sovrapponendo un calendario logico e razionale di lavori e scadenze con uno totalmente istintivo e irrazionale di partenze e ritorni, tre-quattro giorni al mese con la testa fuori dall’acqua a riprendere fiato e poi giù di nuovo, nell’attesa del prossimo decollo.
e adesso che non c’è più in previsione nessuna partenza e nessun incastro, sta’ a vedere che il momento che ho aspettato per mesi non arriva con un esplosione e luci colorate, ma con un sussurro e un po’ di brividi.
(beh, andrebbe bene lo stesso.)
it's a shame about moonman157 venerdì, 03 marzo 2006 Death Cab for Cutie (Astoria - Londra, 28/02/2006) cosa succede quando ti ritrovi in una città che ami a vedere una delle band che preferisci?
(il nastro si riavvolge fino a un sabato notte di qualche mese fa. un sms mentre sei in discoteca. “ho trovato i biglietti per i Death Cab a Londra, li prendo?”
no, dico, ma sono domande da farsi?) dopo innumerevoli tentativi di arrivare nella tarda mattinata, riusciamo a prendere un autobus che ci recapita a Victoria attorno alle due del pomeriggio. il suddetto pomeriggio viene trascorso alla Tate, dove riscopro le seguenti cose:
a) c’è ancora una discreta fetta di arte moderna che mi sembra un po’ fine a se stessa, ma è decisamente una fetta più piccola rispetto alla parte che mi affascina. b) grazie, ma non mi piacciono le interpretazioni critiche. preferisco perdermi. arriviamo all’Astoria sulle sei e mezza, i cancelli aprono alle 7. c’è già una fila che gira attorno all’edificio e che educatamente si interrompe alla fine dell’isolato per riprendere all’inizio di quello successivo. mancano meno di due ore e l’ipotesi di vedere il mio primo concerto fuori dall’italia non mi sembra ancora realistica.
in poco più di mezz’ora siamo dentro. evidentemente le file educate funzionano. alle 8 sale sul palco John Vanderslice: carino il primo pezzo, carino il secondo, alla terza carineria non ne posso assolutamente più. e – ops – mi sta salendo un’ansia anticipatoria che non avevo dal concerto dei Trail Of Dead al Covo.
pochi minuti dopo le nove, salgono sul palco. allora è vero. allora siamo qui. allora non me lo sono sognato per tre mesi. due note di Marching bands of Manhattan e mi sto già sciogliendo. sono compatti e molto più carichi di quanto mi aspettassi, Ben Gibbard non sta fermo un microsecondo, Nick Harmer si piega e si muove dietro il basso come se l’avessero preso in prestito da un gruppo hard rock.
We laugh indoors se ne sta buona e controllata fino ad esplodere nel finale, e subito dopo The new year assesta il secondo colpo al torace. non si fa così, io mi ero presentato disarmato. Plans e Transatlanticism la fanno un po’ da padroni e occupano 2/3 buoni della setlist… e Chris Walla la fa un po’ da padrone sul palco. non è il frontman, ma si prende la libertà di passare indifferentemente dalle chitarre alle tastiere al basso, spesso all’interno della stessa canzone (suppongo che mentre ero distratto a guardare gli altri abbia anche preso un paio di caffè, buttato giù qualche idea di arrangiamento e prodotto un’altra band). e in ogni caso, crea una serie di strati di suono che sorreggono sulle loro spalle la maggior parte dei brani. arriva qualcosa dal passato remoto (Title track, Company calls, Photobooth), ma non abbastanza remoto da risalire fino al primo album. in compenso brani come Crooked teeth e Title and registration guadagnano un energia che non traspare dagli album. Ben ha una voce impeccabile e in Soul meets body si permette di sovrastare tutti. scherza col pubblico prima di Expo ’86, si dilunga troppo in un preambolo e chiude sorridendo – “ok, ok, I’ll shut the fuck up”. Different names for the same thing è eterea, galleggia tra certe cose dei Radiohead e i Postal Service. con What Sarah said arriva la terza crisi emotiva della serata. confesso che sentire cantare “who’s gonna watch you die?” come se fosse la frase più romantica della storia in mezzo ad accendini e luci di telefoni cellulari sollevati fa un effetto quasi catartico. l’Astoria si scuote sull’intro di A movie script ending, ma il bello deve ancora arrivare. una versione di We looked like giants con una coda strumentale intensa da togliere il fiato, e con tanto di seconda batteria sul palco suonata da Ben. sembrerebbe un finale perfetto, ma ci fanno saltare ancora con The sound of settling. siamo senza voce, perfetti e svuotati, ma urliamo lo stesso per i bis. c’è I will follow you into the dark, solo voce e chitarra acustica (e decisamente molta meno angoscia rispetto alla versione in studio). c’è Tiny vessels, con due bassi che si doppiano e si incastrano alla perfezione.
c’è Transatlanticism. e lì abbandono ogni pretesa di oggettività. perché ci ho abitato, in quella canzone. perché ho aperto questo piccolo mostro su quelle parole. perché la distanza adesso sembra un elastico, il massimo della tensione che precede il riavvicinamento. apro la bocca per cantare ma non esce nessun suono. va benissimo così.
si riaccendono le luci. siamo fuori al freddo. la metropolitana, l’autobus, la sensazione di aver chiuso nel modo migliore i quattro giorni che sognavo di passare. l’aereo alle 7, mi sveglio sopra l’italia, si torna subito al lavoro. quanto manca alla prossima partenza? P.S.: qualche foto della serata è in giro sul mio flickr.
P.P.S.: e tu – sì, tu… beh. grazie.
it's a shame about moonman157 lunedì, 03 ottobre 2005 uno sgradevole pomeriggio di pioggia. una domenica passata ad ascoltare musica e a trovare in rete informazioni che non hai cercato… ma del resto con un tempo del genere ti passa anche la voglia di uscire. it's a shame about moonman157 martedì, 27 settembre 2005 this station is non-operational sostanzialmente non è che mi sia tornata in modo impellente la voglia di scrivere, ma negli ultimi giorni settembre si sta trascinando come un cane stanco e la sensazione di fondo, in generale, è quella di chi ha perso il momento buono per saltare al volo sulla ruota panoramica, e adesso aspetta il prossimo giro.
è un mese in animazione sospesa, l’estate è finita da un giorno all’altro e con un secco rumore di frenata. abbiamo continuato a correre a testa bassa ed è come se tutto a un tratto ci fossimo accorti che ci hanno tolto la scenografia da dietro le spalle. e adesso ce ne restiamo un po’ qui, fermi, a rifiatare davanti a uno sfondo bianco e indecisi sul da farsi. a lot goes on but nothing happens (ho progettato un setting invernale che non vedo l’ora di incorniciare e appendere per ricominciare a correre, fatto di pomeriggi resi malinconici a forza di fotografare cieli e lampioni, weekend inglesi a spalle strette dentro il cappotto, maglioni a rombi, concerti da vedere che si incastrano con quelli da fare, un’idea di lavoro che finalmente si sovrappone a quella di passione. il problema è che evidentemente la ditta ha avuto problemi con le ordinazioni e i tempi di consegna stanno diventando lunghi in modo snervante.) così adesso mi accontento e resto qui con l’atteggiamento del dardo caricato nella balestra, muscoli contratti e leggermente indolenziti, a rimettere su i cd più autunnali che ho sperando che accelerino il processo, e a fare i conti col settembre che arriva dopo l’estate migliore in cui potessi sperare. un po’ come alzarsi al cinema dopo i titoli di coda di un film che ti è inaspettatamente piaciuto, e nessuno ha voglia di andare a bere qualcosa prima di tornare a casa. ci siamo girati, e cosa abbiamo visto? tutti i nostri sussurri e trasparenze it's a shame about moonman157 mercoledì, 31 agosto 2005 stacchi la dinamo dalla ruota mentre con il piede chiudi il cancello. come se dovessi risparmiare tempo.
(ti sei ritrovato un paio di decine di minuti prima a dire “cosa vuoi che cambi, dormo tre ore anche stanotte. solo che finché le dormi dalle 9 a mezzogiorno è un discorso, se è dalle 4 alle 7 poi si fa lunga”.) butti giù una sottiletta e un pacchetto di cracker. woo-ooh, cena.
arrivi dal peggiore dei rientri possibili, ma trovane uno buono dopo un mese di vacanza. no, ma provaci pure. nove ore al giorno a far finta di trovare la statistica appassionante. eh sì.
arrivi da una pedalata imprevista in cui ti sembra che due rotte parallele provino a vedere se c’è ancora un punto di contatto possibile.
(io ci sono, quando ne vogliamo parlare.) arrivi da una mezz’ora che ti mancava da un po’, quattro discorsi e una stretta di mano che ti fanno dimenticare di avere impegni, una sveglia da gestire, una strada in collina da affrontare sperando che la corsablunotte non ti abbandoni sul più bello. eppure lo so, lo sento che prima o poi succederà, e avrò le batterie scariche nel telefono, nel geekPod e nella fotocamera.
(And what did you want? And what did you expect? Did you want me to still talk about you? No, no way I’m on my own now And doing fine) arrivi da un mese senza calcoli e previsioni. vuoi solo continuare a non fare calcoli e previsioni. vuoi solo continuare a sentirti ancora capace di tornare a casa su una nuvola, anche se hai fumato mille sigarette e ogni colpo di pedale ti dice che sei fuori allenamento – aggiungendo anche un “idiota” sottovoce.
(Don’t you wanna be happy with me? I’m afraid if you don’t come around soon I’ll turn sadder than you ever were And you’ll learn loneliness is worse You’ve got to try to stay mine all the way) accosti la porta della camera e ridi silenziosamente.
Cancella il mio passato
Io non lo voglio più it's a shame about moonman157 martedì, 26 luglio 2005 lo sapevo che non dovevo mettere su gli Elbow sono sempre più convinto che non sia vero quello che dicono sul fatto che usiamo solo una porzione ridotta del cervello, che non ne sviluppiamo tutte le possibilità e via discorrendo. sono sempre più convinto che il cervello si usa tranquillamente da solo tenendo fuori dallo stato di coscienza tutta una serie di processi che magari per lui sono anche divertenti, ma che se lasciasse nelle mani di un soggetto umano e convinto di essere in qualche modo intelligente si tradurrebbero istantaneamente in una sequela inarrestabile di cazzate.
tutto questo per dire che se non metto su un cd da mesi senza una spiegazione apparente e passo una decina di minuti a grattarmi il mento con espressione perplessa mentre lo osservo cercando di capire come mai, considerato che era uno dei miei preferiti degli ultimi anni, forse dovrei fidarmi e pensare che il mio cervello ha già preso una decisione per me e mi sta solo evitando dei fastidi legati – appunto – al riportare l’attenzione su quegli sgradevoli effetti collaterali che prendono il nome di “ricordi”.
e invece non mi fido.
e così, mentre te ne stai tutto tranquillo alla scrivania sorseggiando un caffè mentre fai qualche revisione e ogni tanto butti un occhio alle email, Newborn si avvicina in punta di piedi e ti piomba alle spalle prima che tu possa anche solo pensare ad un modo di difenderti. la lama è già entrata e ti sta rovistando fra lo stomaco e le costole. è sufficiente il singolo momento in cui senti Guy Garvey pronunciare “I”, ed è come riaprire di schianto le porte su una stanza buia e silenziosa inondandola nuovamente di luce. e non è piacevole quello che vedi.
(torna a galla tutto, dalla prima volta che ti sei concentrato sulle parole a quando ti sei illuso che ti si potessero accostare – you’ll find what you’ll find when you find that’s nothing.)
I'll be the corpse in your bathtub
Useless I'll be as deaf as a post If you hold me like a newborn Whisper what you feel My badly strung declaration To you You'll spend the end of your days Gently smiling like a newborn Love not by degrees Press your lips
To my eyes Taste my tears On your tongue Pull the blinds Play our song Nothing's changed Nothing could be wrong Scream in the night
Kick and strike Like a newborn Holding me shaking Awake in the dark All of these promises Kept and unbroken Tracing the scars Tracing the scars Even and cold As we both become older Your arms bound about me The hush in your voice The warmth of your fingers Entwined around mine In the eve of our lives Never a choice adesso devo solo trovare il modo di richiudere la porta. che sarà mai.
it's a shame about moonman157 mercoledì, 06 luglio 2005 nessuna nuova, buona nuova. almeno dicono.
ma se quello che non cambia fa già un po’ male di suo, siamo proprio sicuri che non vedere nulla di nuovo sia così tranquillizzante? ho sviluppato una capacità di farmi fraintendere da campionato mondiale. adesso mi bastano meno di 160 caratteri per dire qualcosa che a me sembra gentile e invece arriva come una granata.
lo so, non è da tutti. alta scuola. mi sto impegnando per migliorare ancora, in modo da arrivare progressivamente a:
1) essere frainteso con uno squillo; 2) essere frainteso con un’occhiata; 3) essere frainteso senza fare niente. (ops. le ultime due mi riescono già bene, a ripensarci. fatemi un favore, sparatemi.)
(mi sa che per qualche settimana mi metterò a parlare solo di musica.)
I could tell from the minute I woke up
It was gonna be a lonely lonely Lonely lonely day it's a shame about moonman157 mercoledì, 29 giugno 2005 il fatto che io stia prendendo fuoco non è una scusa per andarsene ultimamente c'è una nota leggermente stonata.
non ho voglia di scriverci sopra perché sarebbe infantile, sleale e platealmente stupido. oltre che sicuramente parziale e distorto. però.
se passa, bene.
se non passa, è stato un piacere ma vivo lo stesso. i problemi sono altri. it's a shame about moonman157 martedì, 21 giugno 2005 Oh Mother, I can feel the soil falling over my head
and as I climb into an empty bed Oh well. Enough said. I know it’s over – still I cling I don’t know where else I can go Oh Mother, I can feel the soil falling over my head
see, the sea wants to take me the knife wants to slit me do you think you can help me? Sad veiled bride, please be happy handsome groom, give her room loud, loutish lover, treat her kindly (although she needs you more than she really loves you) and I know it’s over – still I cling I don’t know where else I can go I know it’s over
and it never really began but deep in my heart it was so real and you even spoke to me, and said: “If you’re so funny
then why are you on your own tonight? and if you’re so clever why are you on your own tonight? if you’re so very entertaining why are you on your own tonight? if you’re so terribly good-looking then why do you sleep alone tonight? I know, because tonight is just like any other night that’s why you’re on your own tonight with your triumphs and your charms while they’re in each other’s arms…” It’s so easy to laugh
it’s so easy to hate it takes strength to be gentle and kind it’s so easy to laugh it’s so easy to hate it takes guts to be gentle and kind Love is natural and real
but not for you, my love not tonight, my love love is natural and real but not for such as you and I, my love Oh Mother, I can feel the soil falling over my head...
it's a shame about moonman157 sabato, 28 maggio 2005 sittin' on the dock of the bay stare in piedi sul molo di cervia all'alba ad ascoltare Indifference, pensando a fissare il sole fino a diventare cieco mentre saluti i marinai che escono dal porto.
stare accoccolato su una banchina, Down in a hole e non riuscire a trattenersi dal cantare. la memoria corre ad anni prima e tutto combacia. disperatamente familiare. bentornato a casa.
lasciare esplodere Minerva. i bassi slabbrati dalle casse che non tengono, so god bless you all for the song you saved us. la testa che dondola a tempo e tu implodi.
cose che non mi toglierà nessuno.
e anche se alla fine hai una parte in quello che sento adesso, ti odio.
Son, what have you done?
You’re caught by the river You’re coming undone it's a shame about moonman157 |
i R.E.M., suonare, mangiare cinese, il cinema, mangiare thai, internet, girare in bici, comprare cd, perdere tempo al centro commerciale, stare all'università, leggere, il geekPod, Angelina Jolie, Lamù, Uma Thurman, le cravatte, le camicie strette, le adidas superstar, passare inosservato, gli Smiths, il bianco e nero, vedere i Simpson anche se ormai li conosco a memoria, gli 80s seri, gli 80s sputtanati, il flaming gratuito, i Pixies. imparare HTML, le recensioni snob di Pitchfork, i blog che si piangono addosso, i blog gotici, i blog letterari, chi commenta sui blog per abbordare, le suicide girls, quattro irlandesi senza idee che fanno politica no global così la gente compra i cd per la causa e non ascolta (perchè la gente è stupida), il service pack 2, la sveglia a qualunque ora, chi si sente in colpa per farti sentire in colpa e sentirsi meno in colpa, le passeggiate inutili la domenica pomeriggio. www.flickr.com
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1. Built To Spill - Center of the universe 2. Armor for Sleep - The truth about heaven 3. Editors - Munich 4. Snow Patrol - Headlights on dark roads 5. Silent Drive - The punch 6. The Futureheads - Fallout 7. At The Drive-In - Lopsided 8. Idlewild - I understand it 9. Toad The Wet Sprocket - Come down 10. AC/DC - You shook me all night long StregaCannella in guardabarre anonimi all movie guide msn messenger:moonman157@hotmail.com e-mail:manonthemoon157@gmail.com |